I Bagni di Foresta, nati in Giappone negli anni ’80 per rispondere al duplice bisogno di curare i lavoratori in burn out e di valorizzare le antiche foreste del territorio, hanno viaggiato nel mondo fino ad approdare negli Stati Uniti dove hanno trovato la loro forma attuale grazie ad Amos Clifford.
Si tratta di immersioni sensoriali in natura che hanno come obiettivo quello di riconnetterci alla Madre Terra e, attraverso lei, di riconnetterci al nostro Se più profondo. Di ascoltarci e permettere al nostro respiro di tornare ad essere collegamento e radice, filo intrecciato con il vivente.

Il benessere di tutti gli esseri senzienti non può essere scisso dal nostro, non possiamo portare benefici agli altri se non li portiamo per noi stessi. Viviamo in un’epoca dove il livello di disconnessione da qualsiasi cosa è altissimo e ci accompagna spesso in ogni aspetto e passaggio della nostra vita. Tutto intorno a noi è vissuto come un utensile, uno strumento, incluse le altre persone, gli altri esseri e persino noi stessi. La conseguenza di tutto ciò è l’assenza di reali relazioni in cui l’altro o il “nostro altro interiore” raramente è conosciuto e ascoltato per quello che realmente e quindi destinatario di relazione e connessione ma più spesso è visto in funzione di un utilizzo a nostro illusorio vantaggio, o in risposta a bisogni unilaterali e nati all’interno di traumi.
Non riuscire ad instaurare vere relazioni nemmeno con noi stessi ci porta a vivere in una condizione di bassa autostima, di paura, di giudizio, di aspettative troppo alte o nulle, di fuga, di ipercontrollo, di staticità.




Durante i Bagni di Foresta, attraverso il bosco nostro compagno ed alleato, apriamo i nostri sensi re-imparando ad ascoltare, a lasciare che da fuori i sentire giungano a noi. Possiamo notare come non ci sia niente da prendere dal bosco, nessun utilizzo, ma uno stare dove l’ascolto diventa parola e quindi il ricevere diventa dare. Dove non siamo noi a programmare cosa chiedere al bosco ma dobbiamo stare con quello che in quel momento il bosco a noi vuole donare, e impariamo a sentire cosa noi in quel momento possiamo dare al bosco che mai ci chiede ciò che non possiamo, relazione. Osservando bene l’organismo foresta prendiamo confidenza con il concetto di equanimità, niente in un bosco è brutto o inutile, ogni imperfezione, ogni “cadavere”, giovani, vecchi, grandi, piccoli, con frutti o senza, animali diversi, insetti, funghi. Ogni elemento vivente è fondamentale e partecipa alla meraviglia che si apre davanti ai nostri occhi. Nessun essere superiore o inferiore, deve smorzare o aumentare la sua luce solo lasciarla splendere.


Come noi, con tutti i nostri limiti e imperfezioni, perfetti. Come noi e come ogni altro essere che incontriamo. Senza giudizio, senza forzatura. Proveremo a sentire i miceli tutti sotto di noi, nessun elemento della foresta è disconnesso dagli altri. Una rete invisibile ma ben presente che collega, scambia informazioni e nutrimenti. E che va ben oltre il bosco arrivando fino ai nostri giardini, parchi, fino a noi. I miceli sottoterra, l’acqua sulla terra, l’aria tutta intorno a noi. Ci collegano naturalmente. Ed ecco che così si sciolgo i nodi e le illusioni della disconnessione, dell’individualismo, dell’Io. Ci scopriamo supportati, mai soli.
In questi nuovi sentire ecco che quasi spontaneamente dal cuore, in risposta al bosco, nasce compassione, nasce calma, lucidità.
Benessere per noi e per gli altri!










